giovedì 14 gennaio 2010

Mostra di sculture di Amalia Ciardi Dupré - 13 gennaio 2010

Mostra di sculture di Amalia Ciardi Dupré

Al palazzo Panciatichi, via Cavour 4, alle ore 17 di martedì 13 gennaio inaugurazione della mostra di sculture di Amalia Ciardi Duprè, presentata da Cristina Acidini. Nella presentazione vengono richiamati i valori dell'arte, della cultura e della poesia che si alternano nel cammino della mostra in cui Vittorio Vettori, presente nei ritratti, nei versi e nelle emozioni suscitate dalle sculture. Una forma linguistica, tenera e opalescente, quella delle sculture che con un linguaggio duttile si uniscono allo sforzo lingustico sui concetti del mistero triunitario di Vittorio Vettori. Le sculture di Amalia Ciardi Dupré con policromia e diacronia presentano coppie che declinano con differenza di atteggiamenti amorosi di uno verso l'altro. Un accostamento dell'arte classica che passa dalla corda individuale e che si avvale del filtro e dello sguardo di Ruth Cardenas.
Ruth Cardenas sottolinea l'importanza di Dante nella composizione di Vittorio Vettori. Una dimensione lirica che crea orizzonti carichi di bagliori e splendori. Dualità che si declliano in mille modi e sfumature.
Per celebrare questa manifestazione Ruth Cardenas ha scelto un simbolo - una chiave - per la città culturale di Vittorio Vettori, una chiave che potesse simboleggiare il gusto raffinato, la dolcezza dei sentimenti, la "dolcezza" del suono e del componimento. Ecco la geniale intuizione di Ruth Cardenas che ha scelto il cioccolato come sostanza che unisce tutte queste facolà e sensazioni. Una chiave "per aprire la porta della conoscenza e gustarne le emozioni, ovvero il sapore del sapere".
L'amor che muove il sole e le altre scelte è stato scelto per il "Dantomane" Vittorio Vettori. Il verso non è l'ultimo della Divina Commedia, ma la conclusione e la sua sintesi.
Il dramma dell'essere umano si conclude e trova speranza in una sola parola "amore" che si mette di fronte al dubbio.
Le opere di Amalia Ciardi Dupré hanno qualcosa di sublime e ancestrale, e il fuoco di Amalia è all'interno delle sue opere. Le parole di Vittorio sono lava linguistica e le opere partono dal sublime e traducono il dubbio di Vittorio Vettorin creando una congiunzione tra il verso poetico di Vittorio e l'opera di Amalia.
Vittorio era una candela che consumava il tempo, grondava di emozioni.
Nella poesia non vengono rispettati i canoni, poiché la poesia è magia, una trasgressione linguistica come l'amore è una trasgressione profonda.
Nella poesia il linguaggio diventa gioco, fiamma umana e mortale.
Vittorio è spesso nel ruolo di Virgilo che indirizza gli amici cari verso la passione e i sentimenti.
Vittorio cercava la donna eterna e univa la notte e il giorno.
"Preferisco i libri che parlano come gli uomini agli uomini che parlano come i libri".
Nelle poesie si percepisce la morte, il dolore, la partenza, l'amore, la sofferenza, l'anima, la tenerezza, l'affetto. Compaiono i bilanci della vita, ombre e chiaroscuri, la rovina e la salvezza.
La Divina Commedia come un Quinto Vangelo (come affermato da Benedetto XV nel 1921).
"A te che imparadisi la mia ... parlo
e con te mi ritrovo dopo di noi
nel quinto Vangelo"

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